Nascosto perennemente tra i vitigni e l’erba alta, sono anni che mi prendi per il culo dalle 5 di mattina a mezzanotte, lanciando il tuo fastidioso e rauco verso per tutta la collina, incurante del mio studio e del mio sacro sonno. Per mesi ho cercato in tutti i modi di scovarti per poterti affrontare ad armi pari, e poterti portare nella mia cucina tenendoti a testa in giù per il tuo codone posteriore. Questa volta, però, hai vinto tu. Sei sopravvissuto a gatti randagi e ad altri animalazzi desiderosi sia di farti a fettine, sia di farti interrompere il tuo canto stonato.
Sono costretto a renderti l’onore delle armi, e te lo meriti veramente. Porgi i miei saluti alle tue numerose mogli, la tua prole sparsa per la provincia, e gli alberi su cui la notte, codardo, ti vai a riposare. Spero, un giorno, di incontrarti nuovamente. E poi sarà la sfida del secolo: mananazze contro becco. Un sogno, forse. O forse, un motivo per ritornare.
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